Dove tutto è iniziato
Il Camper personalizzato che mi ha accompagnato per il tour delle coste italiane nell’estate del 2020
Dove tutto è iniziato
Esistono due motivi per cui ho iniziato a cercare una sintesi tra la mia passione per i paesaggi marini, le architetture di costa e il parallelismo tra fotografia e pittura post-macchiaiola livornese.
La memoria visiva
Il primo motivo si chiama memoria visiva. Sono cresciuto in una famiglia dove ogni casa – di nonni, zii, cugini – ospitava almeno un quadro di Livorno: il suo mare, la sua gente, i suoi cieli. Gli autori erano quelli tipici della tradizione labronica: Renato Natali, Giovanni Lomi, Gino Romiti, Guido Guidi e tanti altri, minori e maggiori, legati alla pittura post-macchiaiola.
Livorno è una città votata all’arte, forse per la luce speciale che solo un porto sa regalare ai suoi abitanti, forse per il continuo passaggio di marinai, mercanti e intellettuali rivoluzionari, forse per la sua storia intensa tra Ottocento e Novecento. Crescendo tra le sue vie, con i fossi, le scritte dissacranti sui muri e l’aria di libertà che la contraddistingue, ho assorbito inconsciamente un’estetica fatta di sfumature d’azzurro, tramonti infuocati, il rumore del mare sempre presente nella vista e nella mente.
Le tele di Natali, i paesaggi di Romiti e la vivacità cromatica di Lomi sono rimasti impressi nei miei occhi. E proprio come in ogni percorso artistico, c’è sempre un momento in cui tutto prende forma.
Dal reportage alla scoperta di un linguaggio personale
Per dieci anni ho lavorato come fotografo per un noto marchio di gelati toscano, raccontando l’estate italiana attraverso immagini che evocavano il rito della merenda al mare. Come fotoreporter formato nel racconto commerciale, mi è stato affidato il compito di catturare la spensieratezza dell’estate, le spiagge affollate, gli stabilimenti, i colori vivaci dei lidi e il calore del sole.
Giorno dopo giorno, scattando lungo le coste italiane, ho cominciato a riconoscere nei miei fotogrammi qualcosa di familiare. Quelle immagini non erano solo scatti di un lavoro ben fatto: quelle atmosfere le avevo già viste, vissute, immaginate. La mia memoria visiva si stava rivelando, lentamente, trasformando il mio modo di osservare.
A quel punto, ogni volta che terminavo una sessione per l’azienda, iniziavo a fotografare per me stesso. Cercavo qualcosa di più introspettivo, di più pittorico. Ma ancora non sapevo cosa mancasse davvero.
Un viaggio lungo 7.500 km e una rivelazione
Nell’estate del 2020, in pieno periodo Covid, la stessa azienda mi commissionò un viaggio in camper lungo le coste italiane, dalla Toscana fino alla Liguria, passando per tutte le regioni affacciate sul mare. Un periplo di 7.500 km in un mese, da solo, in sicurezza, con la macchina fotografica come unica compagna.
Fu durante quel viaggio che raccolsi la mia prima vera documentazione organica della Linea del Mare. Le mie fotografie furono esposte al Future Vintage Festival di Padova, nel settembre dello stesso anno. Quando vidi le stampe appese alle pareti, l’emozione fu intensa… ma dentro di me sentivo che mancava ancora qualcosa.
Le immagini erano ben composte, inquadrate nel mio formato abituale (16:9), cariche di colore e atmosfera. Ma nessuna di loro aveva ancora quella profondità pittorica che cercavo.
Quella consapevolezza avrebbe richiesto ancora del tempo.